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Il canto de l’augei e fresche fronde,
stormendo cullan i miei sogni vani;
il suo ritroso mormorio diffonde
un rivo cheto, che da spiri arcani
par mosso a pena, con le chiare onde
che colman l’orme de’ miei passi umani,
mentre un’auretta lieve le sue sponde
carezza, coi capegli suoi diafàni.
Il sol declina, se ne fugge ‘l giorno;
più non risona ‘l canto de’ l’augelli,
soggiungon l’ombre ne le piagge intorno.
Né più, mia ninfa, ancor, meco favelli;
ten gisti ratta, senza più ritorno,
ghermendo teco i giorni miei più belli …